Chiedere aiuto è una competenza, non una debolezza
Chiedere aiuto è l’abitudine che accomuna le persone di maggior successo, molto più della forza di volontà solitaria. Consiglio sempre di leggere giornali stranieri, soprattutto per avere un punto di vista diverso: tra le tante letture recenti, una mi ha colpito in particolare, quella della psicologa Angela Duckworth, nota per aver reso celebre il concetto di grit (determinazione).
Il quasi annegamento che ha cambiato la prospettiva di Duckworth
Duckworth racconta un episodio personale: un quasi annegamento in mare insieme alla madre 86enne. A salvarle non è stata la determinazione individuale, ma la richiesta di soccorso rivolta a chi era nelle vicinanze. Da qui nasce la sua tesi centrale: il mito americano del self-made man nasconde una realtà diversa. Ogni persona di alto livello che ha studiato attribuisce i propri risultati a una rete di supporto, non allo sforzo solitario.
Tre esempi che confermano la tesi
L’articolo cita alcuni casi concreti che vale la pena ricordare:
- Nicolai Tangen, CEO di Norges Bank Investment Management (il più grande fondo sovrano al mondo, con oltre 1.700 miliardi di dollari in gestione), dedica ampio spazio, nel suo libro, alla sua assistente, di cui si fida ciecamente.
- Conan O’Brien, nel discorso alla cerimonia di laurea di Harvard del 2026, ha dichiarato di non aver fatto assolutamente nulla da solo.
- Y Combinator, uno degli acceleratori di startup più influenti al mondo, accetta anche fondatori solitari, ma il consiglio resta chiaro: «le startup a una persona sono difficili, è più probabile avere successo con un co-founder». Il confronto tra pari previene errori e sostiene nei momenti difficili.
L’illusione dell’autosufficienza: cosa dice la scienza
La psicologia cognitiva ha un nome per questo bias: l’illusione dell’autosufficienza. Uno studio pubblicato sulla rivista Child Development ha osservato bambini che avevano imparato a usare un macchinario guardando qualcun altro: nel 70% dei casi, restavano comunque convinti che ci sarebbero arrivati da soli, senza bisogno di quell’aiuto iniziale.
Chiedere aiuto è un segno di debolezza?
No. Per Duckworth chiedere aiuto non è una debolezza: è una competenza. E chi lo fa tende a sottovalutare quanto le altre persone siano felici di essere utili.
La morale per chi lavora in Italia (e in Europa)
Per noi italiani ed europei, così legati al mito del solopreneur e del one man band, converrebbe ripensare i nostri modelli organizzativi. Costruire, o entrare a far parte di, una rete di supporto non è un ripiego rispetto al talento individuale: è la condizione che rende quel talento sostenibile nel tempo.
Domande frequenti
Chi è Angela Duckworth?
È una psicologa dell’Università della Pennsylvania, nota per il bestseller Grit, dedicato al ruolo della determinazione nel raggiungimento dei risultati.
Cos’è l’illusione dell’autosufficienza?
È il bias cognitivo per cui tendiamo a sovrastimare quanto i nostri risultati dipendano solo da noi stessi, sottostimando il ruolo di chi ci ha aiutato lungo il percorso.
Perché Y Combinator preferisce i co-founder ai fondatori solitari?
Perché, secondo l’acceleratore, il confronto tra pari riduce gli errori e offre sostegno nei momenti più difficili del percorso imprenditoriale.
In sintesi
Se lavori in un contesto dove il valore del singolo viene misurato dalla sua autonomia, chiedere aiuto può sembrare controintuitivo. Ma i dati raccontano un’altra storia: dalla ricerca di Duckworth agli acceleratori come Y Combinator, il filo conduttore è sempre lo stesso. Chi costruisce relazioni di fiducia, sa delegare e non ha paura di ammettere i propri limiti va più lontano, e più in fretta, di chi prova a fare tutto da solo. Per chi si occupa di formazione e crescita delle persone in azienda, è un punto da cui ripartire: allenare la capacità di chiedere aiuto quanto si allena la determinazione.
