Moleskine Journey: organizzazione

Collaboro ormai da anni con Moleskine e quando mi hanno proposto di utilizzare la loro nuova applicazione Moleskine Journey ho accettato subito. Moleskine Journey è una applicazione disponibile per iPhone e per Mac (si può scaricare dal Mac App store.
Moleskine mi informa che sarà disponibile a breve la versione per Android.

Funzioni

L’applicazione è ampiamente configurabile. Sono previste alcune voci predefinite. Ossia: obiettivo, diario, diario alimentare e sfida.
E’ poi possibile sincronizzare gli appuntamenti dopo aver configurato fino a due indirizzi email. Come l’azienda stessa ci tiene a specificare:
“La prima app che unisce strumenti per la produttività con funzioni per tracciare il proprio benessere per permetterti di portare a termine ciò che devi fare mantenendo il tuo equilibrio interiore”

Layout

Il layout è in stile Moleskine. Molto ordinato e minimalista. Le icone sono semplici e ben comprensibili.

Una applicazione universale

Moleskine Journey ha un carattere universale. Per universale intendo che questo strumento non divide fra progetti personali e progetti professionali.
Le nostre due realtà convivono senza che una prevarichi l’altra.
Certo ci sono delle opzioni che per noi latini possono sembrare poco opzioni come ad esempio la lista della gratitudine.
Si tratta di un’area in cui ci viene chiesto di concentrarci sulla bellezza della nostra esistenza e di mantenere un registro delle cose a cui siamo grati. L’obiettivo dichiarato è quello di poter migliorare il nostro umore, poter avere un senso di soddisfazione, essere più pazienti e incoraggiare la consapevolezza. Insomma possiamo considerare quest’area, uno spazio per la mindfulness.

Mi piace anche il diario alimentare.
Ho usato spesso delle applicazione tipiche per tracciare le calorie introdotte come myfitnesspal. Si tratta di soluzioni complete ma un po’ ansiogene.
Non è il caso della funzione “diario alimentare”. E’ infatti uno spazio all’interno del quale inserire (anche fotograficamente) gli alimenti. Una lista molto semplice che può fare da memo.
Bello anche “il diario”. Si tratta un area anch’essa libera e piuttosto promettente. Infatti il diario ci permette di scrivere i pensieri. Come la stessa app riporta: “non importa che siano grandi o piccoli”. Si tratta di aiuto a diventare più creativi, produttivi e consapevoli.

Un po’ più tradizionale, ma chiaramente utile, segnalo anche la to do list (area obiettivi) dove inserire i goal che ci si aspetta di fare quotidianamente.

La visione oltre il quotidiano

A fronte di una gestione dell’ operatività quotidiana, c’è anche uno spazio per attività di medio lungo termine. Uno di questi è l’area progetti dove si possono creare aree dedicate per confrontarsi e organizzare le attività.
Queste attività possono poi essere e categorizzate, archiviate e taggate. Insomma Journey è anche un project planner.
La principale finalità di quest’area è quella di poter organizzare attività. Che siano viaggi o progetti di lavoro, poco conta.

Altra area è quella chiamata “task”.
Nei task ci sono diverse iniziative che possono essere categorizzate e organizzate temporalmente.

Conclusioni
Si tratta di un’applicazione il cui modello di business è freemium. Vuol dire che per un po’ di tempo è gratuita poi passa ad essere a pagamento.
L’applicazione è fatta molto bene e attendo con ansia la versione per Android. Nulla da dire sull’integrazione fra Mac e iPhone.
Il fatto che abbia le attività raccolte in un unico spazio è sicuramente un vantaggio a patto di sapersi organizzare.
A mio parere infatti proprio questa integrazione, rende lo strumento personale e poco adatto al lavoro in team. Più che un limite tecnico dell’applicazione è una questione di impostazione e di progettazione.
Suggerisco questa soluzione ai lavoratori autonomi che sono abituati a lavorare in team ma che hanno bisogno di strumenti più tagliati su misura. Una applicazione sicuramente unica nel suo genere!

Aftershokz Aeropex: il test

Parliamo di conduzione ossea e del mio utilizzo delle Aftershokz Aeropex

Highlights

Esteticamente belle, molto leggere, funzionali. Sono davvero contento delle Aftershokz Aeropex. Si tratta di cuffie a conduzione ossea con collegamento bluetooth e microfono. Le ho utilizzate nei miei allenamenti indoor e outdoor, ma le ho anche usate in ufficio. Mi piacciono anche perché non amo portare con me troppa roba.
A fronte di tanti vantaggi, segnalo i pulsanti un po’ troppo piccoli per la mia mano e l’archetto un po’ rigido che richiede due mani per essere indossato. Non è un vero e proprio difetto visto che è anche un modo per rendere più stabile la cuffia durante l’attività sportiva.

Cuffie a conduzione ossea: cosa sono?

Le Cuffie a conduzione ossea permettono di ascoltare musica senza isolarsi dal mondo. Infatti le vostre orecchie sono libere e il suono arriva direttamente dalle vibrazioni sulle ossa del cranio.
Aftershokz ha già lanciato prodotti in precedenza e ha ormai una notevole esperienza nel settore. Il prodotto in questione ha un prezzo accessibile. vi segnalo due link dove acquistarle:
Sito Aftershokz
Amazon

Focus on: Aeropex colore grigio

Design

Sono leggere (siamo sui 32 grammi) e la versione in mio possesso è di colore grigio. Esistono anche blu, rosse e nere. Il loro rivestimento in gomma le rende piacevoli al tatto e il colore opaco contribuisce ad impreziosirle.
Relativamente ai pulsanti, ce ne sono due con un buon grip che secondo me sono un po’ troppo vicini fra loro.
Mi piace molto il cavo per alimentarle: poco ingombrante seppur proprietario. Molto meglio dei più corposi caricatori Garmin o Fitbit.

l’alimentatore delle Aeropex

Impermeabilità

Sono IP67. Ossia si possono usare in acqua ma con prudenza.
Qui la classificazione IP, giusto per avere le idee chiare sui parametri. Detto ciò, non le ho ancora provate in acqua. Posso però confermare che non temono sudore e pioggia.
Se volete usarle in piscina, lasciate stare. Sono bluetooth e bluetooth e acqua non vanno d’accordo.
Per la vostra anima anfibia vi rimando alle Aftershotz con memoria interna sulla quale caricare degli mp3. Eccola: https://aftershokz.com/blogs/news/introducing-the-xtrainerz-your-new-waterproof-headphones

Batteria

Relativamente alla batteria, l’azienda mi informa che rispetto alla versione precedente è stata aumentata la sua capienza. Non ho avuto modo di fare una verifica accurata ma al momento riesco ad usare le cuffie due giornate di lavoro in cui ricevo e faccio numerose chiamate e con poco più di un’ora di allenamento. Quindi direi super ok.

Qualità audio

E’ davvero difficile fare una corretta valutazione della qualità dell’audio su questa tipologia di prodotti. La sensazione che si ha indossando una cuffia a conduzione ossea è quella di avere la musica in sottofondo. Dobbiamo anche considerare il fatto che ascoltare la musica con un volume troppo elevato potrebbe dar fastidio per via della vibrazione sulle ossa.
L’utilizzo che suggerisco di fare di questa cuffia è quella di farci tenere compagnia durante un allenamento. Ad esempio la trovo molto utile per ascoltare gli audiolibri durante le mie corse di una o due ore. Ad ogni modo la musica si sente e anche bene. Con l’immenso vantaggio di essere vigili su tutto quello che accade intorno a noi. Quest’ultimo è un vantaggio che se andate in bicicletta o correte, ha un plus mica da ridere.
Segnalo comunque che con la confezione sono anche previsti dei tappi per le orecchie e questi possono essere molto utili per isolarsi. Ho avuto modo di fare un test durante un volo e la resa è più che accettabile. Del resto il primo sistema di “noise reduction” sono proprio i tappi!

Disclaimer: ho ricevuto la cuffie dalla Aftershokz in comodato d’uso

5 oggetti utili (o quasi) da avere in tempo di Coronavirus

Viviamo tempi duri e straordinari. Tempi duranti i quali le nostre certezze vacillano e le nostre abitudini sono soggette a profondi cambiamenti. Cambiamenti che potrebbero diventare permanenti.
Di seguito 5 oggetti che ho scelto e che possono tornare utili sempre, specialmente in questo periodo di Covid-19.

Massaggiatore. Se fate sport (o se cominciate ora) avrete sicuramente qualche dolorino muscolare. In realtà è un buon segnale, vuol dire che ci avete dato sotto. Un massaggiatore (che in inglese viene chiamato “massage gun”) è utile per sciogliere le tensioni e velocizzare il tempo di recupero. Così potrete allenarvi con più costanza e vedere i risultati del vostro training più velocemente. Io uso questo

Tappetino Yoga: fondamentale per fare gli esercizi in casa o in terrazzo/giardino. Io ho questo da due anni e mi trovo benissimo

Organizzatore: in questo periodo, in realtà sempre, è bene essere organizzati considerando sia la propria vita lavorativa che quella privata. Sto usando questo realizzato dalla Moleskine che mixa obiettivi personali, lavorativi e progetti di lungo termine. Usate un organizzatore anche per la lista della spesa! Della Moleskine Journey farò uno screencast dedicato.

Cavalletto con porta cellulare. Potreste usare un computer ma spesso la fotocamera frontale degli smartphone è decisamente migliore. Ecco che un cavalletto può tornare utile per videoconferenze e registrazioni video. Io uso questo prodotto della Joby. Il cavalletto è invece Manfrotto

Una stampante: in tempi di autocertificazione, in attesa di una app o di una webapp ufficiale, la cosa migliore è stamparsi dei moduli e tenerseli pronti per ogni evenienza. Non ho consigli da darvi. Io ho una vecchia stampante laser che ho portato nel coworking che ora è chiuso. Se dovessi prenderne una, opterei per una portatile.

Che porto per i miei viaggi?

Edizione 2020! 19 prodotti indispensabili per passare da una a x notti fuori casa per visitare, lavorare e per correre.

Partiamo dal bagaglio: Duffle Rains: capiente con spallacci. Totalmente waterproof con zip a tenuta stagna. Ha una sola tasca esterna per le minuterie.

Giacca Black Diamond, è una giacca sportiva ma non troppo appariscente. Complice il logo non in vista ha uno stile minimal e può essere usata anche in città. Si può comprimere e può essere usata da sola come giacca antivento e antipioggia. Oppure può diventare uno strato aggiuntivo usandola con la giacca Patagonia Nano Air Vest.

Giacca Patagonia Nano Air Vest. Ho anche la versione con maniche quando fa più freddo. Materiale tecnico ed elastico. Iperleggera, davvero una meraviglia.

Maglione Mountain Warehouse, è in lana merino tecnica e può essere utilizzato come maglione o come sottogiacca. Un vero jolly. Infatti l’ho ricomprato appena il precedente era arrivato al capolinea. Potrei ruotarlo con un maglione/giacca più pesante della Arcteryx che credo proprio mi regalerò a breve!

Pixel 4: il telefono che mi ha fatto lasciare iPhoneX per Android. Ottima la fotocamera e la funzione grandangolo (che uso con la fotocamera frontale). Ho la versione regular. Leggerissimo. La svolta per chi arriva da IOS è Android 10.

Macbook Air + cavo usb + caricatore. In attesa di provare un ChromeBook, resto dell’idea che i Mac e il loro sistema operativo siano ancora la prima scelta. Ma che fatica usarlo con adattatori e compagnia bella!

Auricolari Sony WMF1000XM3 sono l’ultimo ritrovato della tecnologia in termini di cuffie in ear con riduzione del rumore. Tecnicamente non sono progettati per lo sport ma per ora li ho usati senza problemi anche in palestra.

Fenix 3: il modello è un po’ vecchiotto ma ancora fa il suo lavoro. L’ho scelto perché è fra i pochi orologi ad avere la funzione SwimRun. Confesso che sto adocchiando il Fenix 6 ma il costo mi pare un po’ troppo elevato e non ci sono funzioni che possono fare la differenza per le mie esigenze, se non avere maggiori informazioni sul mio stato di salute.

Batteria Aukey: è capiente il giusto (10000mAh) e pesa poco. Ha inoltre l’ingresso USB-C per ricarica veloce del telefono e del computer

Scarpe nere Adidas: le ho comprate di questo colore perchè sono estremamente pratiche e versatili. Ci ho anche corso ma ammetto di non essermi trovato particolarmente bene. Ad ogni modo le porterò alla fine del loro ciclo di vita e poi ne cercherò un altro paio sempre total black. Le uso con calze sportive e casual. Oggi proverei le ultraboost.

Maglietta airism Uniqlo leggerissima quasi impalpabile. Si asciuga in un batter d’occhio

Intimo Airism Uniqlo, stesso discorso vale per i boxer. Anche questi si lavano e si asciugano subito

Pantaloni tecnici: in realtà sono eleganti e sono made in Italy. Sono il risultato di una partnership fra Giugiaro e PT Pantaloni e si chiamano Kult, poliammide ed elastan li rendono molto comodi. Li ho comprati su Yoox. Mi pare che il progetto sia un po’ abbandonato. Almeno così mi pare.

Niteize è l’azienda americana che attraverso il suo distributore italiano mi ha fatto provare la linea Run Off in anteprima. Sto usando questo 3-1-1 pouch per tenere spazzolino, dentifricio, sapone e pettine. Ma lo uso anche per i cavi. La caratteristica principale è il sistema brevettato di cerniere: ipersilenziose e a tenuta stagna.

Shampoo solido Lush: per limitare l’uso di plastica e poi pesa poco. Lo porto con me nella sua confezione in alluminio. Dovrei usarlo solo per i capelli, in realtà lo uso su tutto il corpo.

Borraccia termica. Sicuramente il prodotto trendy del 2019 e mi sa che lo sarà anche nel 2020. Ho acquistato una borraccia da mezzo litro della Chilly’s total black. Ho anche preso dei tappi di riserva, un portaghiaccio in silicone pensato per raffreddare la bottiglia e il moschettone per agganciarla al bagaglio. D’estate era un piacere bere acqua fredda. Ora che siamo in dicembre la bottiglia da mezzo litro dura molto di più. Sono tentato da quella più piccola (250ml) ma credo che resisterò!

Occhiali da sole Oakley: li ho ricevuti per una collaborazione fatta ormai 6 anni fa. Sono occhiali neri con lenti a specchio e ci ho fatto di tutto: ci sono andato sott’acqua, li uso per correre ma anche per andare ad appuntamenti di lavoro. Finché durano, li uso! Quelli che vedete in foto sono il modello attuale.

Bandana in lana merino della Buff. Altro Jolly. Puoi usarla per proteggere la gola o come cappello. Utile per le giornate più fredde e per quelle ventose.

Pantaloni da running Gore R7 2 in 1 .Belli e con cintura alta. Hanno un sistema di compressione per le gambe e un tessuto leggero. Hanno anche una tasca sul retro dove riporre chiavi, cellulare o gel.

La rivoluzione del silenzio

Con questo post proseguo a parlarvi di smartravelling. Il tema, che affronto dal 2008, non si limita ad uno spoglio elenco di oggetti a cui accostare termini tanto banali quanto inutili come prodotto “top” o “super”.

Qui si parla di impatto sul presente e sul futuro. Si parla si di prodotti ma anche di società.

Avviso che questo post non è per tutti:

e’ pensato per un pubblico che viaggia per lavoro e per tempo libero, che non ha paura della tecnologia e che è abituato a pensare al cambiamento come una opportunità. Siccome siamo anche un po’ narcisi, non mancherà un deciso richiamo allo stile, all’eleganza purché siano accompagnati da un altro aggettivo a me caro: pratico!

Il tema che ho scelto questa volta è il silenzio.

Il paradosso è che spendiamo soldi per isolarci. Cuffie, macchine insonorizzate, case con doppi vetri. 

La vita però è intorno a noi. Anzi prendo in prestito una frase, a mio parere bellissima, di un dirigente Generali che ha detto: in seconda classe c’è vita. Come dire che la vita è dove c’è gente e dove spesso siamo “costretti” a interagire.

E’ anche vero però che in certi casi isolarsi è necessario: per leggere, per studiare, per concentrarci o più semplicemente per riposarsi. La soluzione umana è sapersi concentrare. Quella tecnologica è farsi aiutare dalle cuffie ad eliminazione del rumore.

Fino ad un anno fa la scelta era obbligata: cuffie over ear. cioè grandi cuffie in grado di coprire fisicamente l’orecchio e isolarlo. Da un po’ di tempo questo isolamento può essere ottenuto da cuffie che, grazie ai supporti in silicone disponibili in diverse misure e grazie soprattutto ad un chip riescono ad annullare il rumore. Quanto sono grandi queste cuffie? Poco, pochissimo.

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Da qualche giorno sto provando le cuffie Sony WF-1000XM3, leggere ed eleganti, soprattutto il loro case, oltre a fare il loro dovere di auricolari, hanno anche la funzione di annullamento del rumore.

Anche se la copertura fisica dell’orecchio ha ancora i suoi vantaggi, l’efficacia degli auricolari noise reduction è davvero notevole e viaggiando in aereo o treno (non i comodi Freccia ma dei più spartani regionali) è pienamente confermata dopo 10 giorni 7 dei quali passati in viaggio.

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All’efficacia si unisce l’efficienza. Le cuffie sono in una scatola poco più piccola di un pacchetto di sigarette. Scatola che fa da contenitore ma anche supporto di ricarica. Non è più necessario quindi portare voluminose cuffie in altrettanto voluminosi contenitori che rubano spazio prezioso ai nostri bagagli.

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Attenzione a non mettere in competizione questi auricolari con le Apple Airpods. Queste ultime sono più piccole ma non hanno la funzione noise reduction. Ad ottobre 2019, le airpods con annullamento del rumore sono ancora un rumor. Prodotti come le cuffie Sony WF-1000XM3 insieme ad altre soluzioni come quelle della Sennheiser sono invece già in commercio e possono rappresentare una concreta alternativa alle cuffie over ear e alle cuffie con il filo.

Ultimo ma non ultimo: la funzione noise reduction inoltre può essere disattivata. Questo vi permetterà di riconnettervi con il mondo senza correre rischi (es: mentre state facendo jogging per strada).

Disclaimer: ho ricevuto da Sony Italia le WF-1000XM3

Gli zaini gommati: impariamo a conoscerli.

Freitag è una azienda Svizzera nota per il suo timbro ambientale.

Infatti riutilizza i vecchi teloni dei camion.

Oggi Freitag produce migliaia di pezzi e francamente dubito che abbia abbastanza materia prima da riciclare.

Della Freitag possiedo indirettamente, perchè è di mia moglie, una tote bag. Ho invece avuto modo di indossare un modello da 30 litri a pieno carico della mia amica Ilaria Defilippo.

Rains invece è una azienda danese che produce capi minimal con gommatura. Oltre ai capi è iconica anche per i suoi zaini.

Ovviamente queste due aziende non sono le uniche, ma sono certamente due punti di riferimento nel settore.

Vediamo le caratteristiche principali di uno zaino “gommato”. Non è mia intenzione fare un paragone, ma mettere in risalto le differenze fra uno zaino gommato e uno zaino non gommato.

Capienza

Esistono zaini di ogni litraggio e “armatura”, oramai la stragrande maggioranza di questi zaini prevede lo spazio per pc o tablet. Verificate semmai se la tasca è in grado di contenere il vostro fiammante portatile da xmila pollici!

Waterproof duro?

Dopo essermi beccato tanta di quell’acqua mentre ero in Danimarca, il fatto che un prodotto sia davvero waterproof ha preso una nuova luce ai miei occhi. Nello zaino c’era un capitale: dal computer alla macchina fotografica, passando per il passaporto. Avevo con me una giacca antipioggia quindi lo zaino era esposto senza protezioni. Mai più quindi se cercate un prodotto duro, cercatelo con gommatura e cosa più importante, le zip. Devono essere a tenuta stagna.

Comodità

Lo zaino è un elemento soggettivo. Dipende dalla vostra struttura fisica e dal carico. Dovreste quindi provarlo prima di acquistarlo. Ricordatevi comunque di prestare attenzione agli spallacci, devono essere anche loro in materiale waterproof. E alle tasche. Meno ne hanno meglio è. E se ne hanno accertatevi che abbiano zip resistenti. Se dovete portare borracce e/o ombrelli privilegiate i moschettoni.

Prezzo

Gli zaini gommati sono leggermente più cari perché il materiale usato è più tecnico (specialmente le zip che sono quasi sempre prodotte da altre aziende e che si fanno pagare i brevetti). Considerato che il loro obiettivo è tenere all’asciutto svariate centinaia di euro in tecnologia, vi consiglio di non essere avari e di puntare alle aziende più blasonate.

Peso

La gommatura rende gli zaini più pesanti anche se la differenza di peso è sostenibile. E poi basta portarsi pochi grammi in più per annullare la differenza di peso rispetto ad uno zaino tradizionale. Quindi come dicevano gli antichi romani: Qui Prodest? Che io tradurrei con un più prosaico “chissene”.

Link selezionati

http://www.rains.com
http://www.freitag.com

Aquaticrunner 2018: ogni gara è un intreccio di storie

Questo post potrebbe essere un inno all’epica e all’eroismo di chi disputa l’aquaticrunner.
Oppure potrebbe essere semplice egocentrismo.

Ma non sarà nulla di tutto questo.

Quando leggo di imprese sportive compiute dagli amatori, da sportivo amatore comprendo i toni spesso sensazionalistici tipo “realizzato il nuovo record del mondo” o “armageddon oggi!”.

Ma come pare sia assodato, siamo tutti diversi e ci sarà sempre qualcuno che non capirà una acca di quanto scrivamo.
Tendenzialmente poi ci riempirà di insulti.

E poi niente è più relativo di una impresa sportiva.

Aver completato una corsa di 21km per alcuni è l’obiettivo della vita, per altri è una banalissima sessione di allenamento.

Peggio, lo stesso valore cambia nel tempo.
Quando feci i miei primi 21km ero distrutto e felice. Ora sono solo distrutto. Peerchè non sono felice? Perchè è una distanza che copro spesso e quindi è diventata una abitudine.

E’ qui vi parlo dell’Aquaticrunner.

Una gara in cui si parte da Grado e si arriva a Lignano attraversando mari e spiaggia.

Si corre e si nuota per 32 km.

Chi l’ha fatta sa che è dura, chi non l’ha fatta probabilmente non si rende conto del tipo di attività.

Ma non cerco l’approvazione, ne’ chiedo di farmi sentire un eroe. Mi limiterò a dire che l’ho conclusa e che la rifarei.

In questo post  vorrei parlarvi di una storia, anzi di mille storie. Dove mille è una iperbole e dove le storie sono solo anticipate. Se fossi uno scrittore potrei anche farne un libro, ma ho troppo rispetto dell’arte di scrivere.

E siccome si parla di storie, ogni riferimento a cose e persone qui è vero.

Vedete, ogni gara è un intreccio di storie.

  • C’è il suo ideatore, che lavora un anno prima per ogni edizione,  lotta contro la burocrazia, ma alla fine supera ogni difficoltà totalizzando la settimana della gara 5 ore di sonno in 5 giorni.
  • C’è il veterano che ha corso 5 edizioni e che si misura anno dopo anno contro se stesso e gli anni. Vincendo almeno nella propria categoria.
  • C’è il campione del mondo che pur essendosi ritirato dal professionismo dimostra a tutti che è ancora pronto a graffiare.
  • C’è il gruppo di amici che fa parte della stessa squadra e si allenano insieme. Quando è il momento della gara, individuale, loro cosa fanno, corrono e lasciano indietro il compagno che è in giornata no? Giammai! Lo aspettano.
  • C’è la ragazza che corre pur essendo indisposta (eh si, si vedeva), ma non si tira indietro e arriva al traguardo.
  • C’è il banditore che carica tutti a molla e lo fa per il primo arrivato e per l’ultimo con lo stesso entusiasmo.
  • C’è il padre di famiglia che incastra la gara con altri mille impegni sfidando un ambiente familiare che lo ama ma che è pronto a condannarlo.
  • E poi c’è quel corridore che ha disputato le prime edizioni, poi è stato chiamato in cielo e pur non essendoci fisicamente, c’è con lo spirito grazie alla memoria degli amici e dei compagni di squadra.

Ecco perchè ogni gara non è solo competizione, lotta e sacrificio.
E’ anche un momento straordinario in cui si può ammirare il meglio e il peggio di tutti noi, perchè vedete, specialmente nelle gare di resistenza, la fatica ci toglie tutte le convenzioni, tutte le sovrastrutture psicologiche e alla fine ci lascia solo la nostra essenza.

E’ per questo che vi consiglio di arrivare al limite almeno una volta nella vita. Imparerete tantissimo su di voi 

Aquaticrunner2018: ​Qui dentro

Ci siamo!
Ho fatto il borsone che porterò a Grado e ho deciso di fotografarlo.

Qui dentro ci sono mesi di allenamento fatte di nuotate in piscina o in mare, di corse a Milano, a Roma, a Ferrara e… ovunque sia andato.

Perchè per correre o nuotare, tutto sommato non ci vuole molto.!

Qui dentro ci sono anche un po’ di sane ansie,  ma anche tanta voglia di vedere i frutti degli allenamenti fatti in questi mesi.

Non ho sempre fatto tutti gli allenamenti, non ho sempre mangiato e non ho sempre bevuto “da atleta” (vabbè lasciamo stare questo argomento)!

Sono certo che non arriverò primo ma tanto la gara non è con gli altri. La gara è contro me stesso. E dopo due edizioni, bisogna dare ancora di più.

Domenica mi aspetta l’aquaticrunner, la gara finale di un circuito che contempla gare in tutto in modo di swimrun individuale. Una gara che è una scommessa, come spesso accade. Una gara che ha il marchio del mitico Matteo Benedetti

Si corre e si nuota senza cambiarsi, senza frazioni.
Si nuota con le scarpe, si corre con le scarpe e il body bagnato o la muta.

Ma se leggete il mio blog, lo sapete già

Ci saranno atleti provenienti da 22 nazioni, sarà una festa che vedrà Grado e Lignano capitali dello swimrun, uno sport tanto nuovo e bizzarro da non essere conosciuto se non da pochi, anche se anno dopo anno, si aggiungono nuovi fan.

Per qualcuno lo swimrun è un triathlon incompleto, per altri è una specie di corsa ad ostacoli, ci manca il tuffo nel fango.
Per altri è una disciplina che meriterebbe di essere inserita nelle prossime Olimpiadi. 
Ovviamente faccio parte di questa terza fazione ma non ho la velleità di dire che questo sia lo sport più duro, più bello e più selvaggio di altri.

Vi lascio però a questo video, forse vi ispirerà.

Ah, qualcuno mi chiede perchè lo faccio.

Beh la risposta è sempre la stessa: lo faccio per me.

Nota a margine: questa gara può sembrare massacrante e per molti di voi potrebbe esserlo.
Ma non è la più massacrante. Non ci sono 100km da fare di corsa. non ci sono 20 km a nuoto.
Ma le gare non massacranti sono piene di insidie. Potresti prenderle sotto gamba, potresti volerle fare ad un ritmo che non è il tuo.
Le gare più massacranti sono quelle in cui è più facile tornare a casa con una delusione cocente