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il blog di Orazio Spoto
The Smart Traveller

  • Di foto scattate all’alba e di configurazioni wifi.

    Ho scattato questa foto all’alba.
    Sveglia prestissimo per preparare l’attrezzatura e gran freddo.
    Ma è bastato vedere spuntare i primi raggi di sole per dimenticarmi della levataccia e della temperatura rigida.
    Questa foto mi è talmente piaciuta che l’ho poi usata per una presentazione. 
    Presentazione che ho poi stampato rigorosamente senza fili. 
    Di solito quando parlo di stampa senza fili mi capita di vedere sguardi interrogativi o di sorpresa.
    Ecco perché ho preparato questo minitutorial.
    Dunque configurare la stampante via wifi e stampare senza fili è complicato?
    Lo so che quando si parla di tecnologie senza fili si fa sempre molta confusione. E va detto che la grande quantità di formati contribuisce a complicare la vita. Wifi, bluetooth, airdrop, AirPrint e se ve lo state chiedendo…no, il bluetooth non è a pagamento come il 4G 😉
    Tuttavia, sfatiamo questo mito: stampare senza fili si può ed è davvero facilissimo.
    La prima cosa da fare è collegare la stampante alla rete wifi.
    La Epson ET Ecotank 4700 ha un display quindi basta seguire il menù e identificare la rete di casa o del tuo ufficio.
    Verifica quindi che la tua stampante sia effettivamente wifi.
    Una volta collegata la stampante alla tua rete, puoi scegliere di stampare senza fili da telefonino o da pc.
    Come? Per la stampa da cellulare basta scaricare la app Epson iPrint, disponibile sia per smartphone Android che Apple.
    Per il tuo computer, basta scaricare i driver andando sul sito www.epson.it 
    Segui la configurazione guidata e accertati che il computer sia collegato alla stessa rete wifi cui è connessa la stampante. 
    Facendo così la stampante sarà immediatamente riconosciuta, collegata e a disposizione per stampare i tuoi documenti, siano essi nella memoria del telefonino, o sul tuo hard disk.
    Ricorda di stampare sempre responsabilmente!


  • Thule Paramount: nomad working

    Per quasi un mese ho provato lo zaino della Thule chiamato Paramount Backpack. La capienza è di 27 litri. 

    Per me lo zaino è un oggetto sacro, è sinonimo di piacere, di produttività e perchè no anche di comunicazione (dimmi che zaino hai e ti dirò chi sei!). Insomma per me lo zaino è una cosa molto seria ed è per questo che in questi anni ho speso migliaia di euro in zaini. Ben consapevole del fatto che lo zaino perfetto non esiste e non esisterà mai

    Ma veniamo al nostro zaino Thule e confrontiamoci su:

    Elementi di carico

    Estetica e Versatilità nel look

    Organizzazione degli spazi 

    Capacità di resistenza agli agenti atmosferici 

    Sostenibilità 

    Indossabilità 

    Ricordo che molti di questi fattori sono soggettivi e mai assoluti. In particolare l’indossabilità è legata alle caratteristiche fisiche del tester. Quello che va bene per me che sono un uomo alto 1.80, allenato e in leggero (leggerissimo dai) sovrappeso, non è detto che vada bene per altri. Stesso discorso per il look. Testo zaini da venti anni e ovviamente il mio punto di vista è molto cambiato rispetto a quando avevo 24 anni. E questo senza contare che lo stesso carico dello zaino è molto cambiato: una cosa fra tutte: la tecnologia si è notevolmente alleggerita. 

    Iniziamo

    Il modello che ho ricevuto per il test è colore verde oliva e ha la capienza di 27 litri. Il verde è abbastanza scuro e ha delle bande nere. Non è il classico zaino business ma non stona in una riunione di lavoro. La versione nera è quella più seriosa ma al tempo stesso più anonima. 

    I colori disponibili sono 4: il racing green, il Timberwolf beige, il verde oliva e il nero.  

    La quantità di tasche presenti dona un aspetto casual allo zaino anche se la copertura con le bande nere e calamitate contribuisce ad una pulizia delle forme. 

    Organizzazione degli spazi

    La grande quantità di tasche permette di organizzare bene gli oggetti più piccoli.
    La cosa che più mi è piaciuta è l’accesso sia superiore che laterale alla grande sacca. Questa opzione ha influito sul modo in cui ho usato lo zaino.
    In questi giorni di prova per esempio, non ho quasi mai aperto lo zaino dalla parte superiore. L’ho sempre sdraiato su un lato e da li ho preso quello che mi serviva. La possibilità di estrarre anche il computer e il tablet da una tasca laterale contribuisce a dare a questo zaino un’anima “side”. Peccato che l’apertura fosse a destra mentre per me che sono mancino sarebbe stato meglio a sinistra. Ovviamente sono abituato a questo genere di “scomodità” e sono consapevole del fatto che i mancini siano comunque una minoranza. Me ne sono fatto una ragione.

    Giro con un MacBook Air del 2019 13 pollici ma potrebbe starci un laptop da 15,6″ e un tablet da 10,5″ entrambi in uno scomparto imbottito e nel caso del tablet accessibile dal lato più corto. Un vero invito quest’ultimo al carico e allo scarico dei nostri preziosi alleati tecnologico dal lato e non dall’alto.

    Capacità di resistenza agli agenti atmosferici 

    Nel periodo di prova non ho avuto modo di mettere alla prova il prodotto sotto una pioggia torrenziale. Lo zaino che è realizzato in materiale resistente all’acqua, come sostiene l’azienda e ha anche il vantaggio di avere una base rinforzata. Questo è molto utile quando si decide di poggiare lo zaino per terra, magari con un fondo bagnato senza rischiare di sporcare lo zaino. Per quanto riguarda invece il rinforzo nella stabilità, non ho avuto modo di notare un grande beneficio. Bisogna tenere conto che la struttura dello zaino è morbida e quindi molto dipende da come e quanto lo si carica. 

    Relativamente alla sostenibilità, si tratta di un argomento molto più complesso di quanto sembri, pertanto linko direttamente la pagina sostenibilità sul sito Thule. https://www.thule.com/it-it/about-thule/sustainability.

    Thule è una azienda svedese e normalmente le aziende di questi paesi hanno già nel loro DNA la propensione a lavorare nel rispetto dell’ambiente e delle persone. Naturalmente l’essere svedesi non garantisce in automatico il raggiungimento dei più elevati standard di sostenibilità e dunque vi invito a farvi una idea leggendo i vari punti affrontati. Ad ogni modo se il buongiorno si vede dal mattino, allora possiamo stare tranquilli: Thule è tutt’altro che avida nel dare informazioni sulla sostenibilità.

    Per quanto riguarda l’indossabilità, l’ho portato quasi sempre a pieno carico e la sua forma rettangolare con ampie tasche laterali aiuta a scaricare il peso. Nelle sue tasche laterali ho messo dentro l’ombrello ma soprattutto le borracce. Ho fatto un primo test con la borraccia thermos della chilly’s da mezzo litro e uno con la più leggera Nalgene in plastica dalla stessa capienza. La tasca esterna, pensata appositamente per questo è molto comoda e permette un accesso rapido all’acqua. 

    Ho trovato molto utili gli spallacci con diversi anelli di aggancio, per me che sono un appassionato di ganci e gancini è stata una epifania. Ci ho attaccato le AirPods con la loro custodia, la mia macchina fotografica e ovviamente il mio cellulare. Ecco magari non fate come me: e’ un attimo sembrare un albero di natale. 

    Conclusioni

    Il marchio Thule è stato fondato nel 1942 e il suo motto è Bring your life. In questo zaino da 27 litri c’è spazio per tutto anche se in assetto a pieno carico lo zaino appare più pieno di quanto possa sembrare. Il fatto che non ci siano divisori contribuisce a rendere lo zaino leggero ma richiede più organizzazione da parte nostra. Poi come sempre avere tante tasche significa avere ben presente cosa farci. Si fa molto presto a far diventare lo zaino un pozzo di San Patrizio.

    Il prezzo suggerito al pubblico è € 164,00, un po’ caro per la media ma come sempre la qualità si paga. E quando dovete portare in giro i vostri costosi giocattoli, è bene non rischiare.

  • Instagram community & creatività

    É uscito il mio primo libro! Scritto con Andrea Antoni é un manuale pratico da tenere sempre sulla scaffale della tua libreria

  • Scansionare in maniera efficace: 3 consigli

    Ciao, non so te, ma io adoro scansionare. 

    O meglio: adoro scansionare e archiviare il documento cartaceo (o sbarazzarmene buttandolo nel tritacarte dell’ufficio abitazione, ma questa è un’altra storia).
    Scansionare significa fare ordine e liberare spazio fisico intorno a te. E ormai si sa che avere tempo e spazio per se stessi è il vero lusso del XXI Secolo.

    Ecco allora 3 consigli per scansionare in maniera efficace risparmiando alcuni passaggi, specialmente quando devi acquisire e poi condividere :

    1. se hai un multifunzione (ovvero una stampante-scanner) come la mia Epson ET 4700 potrai decidere di scansionare sia attraverso la modalità “piana” che quella ad alimentazione automatica. Scegli la “piana” se devi scansionare un solo documento, se questo ha formati particolari o se devi acquisire parti di un libro o di un fascicolo con un certo spessore.
      Usa invece l’alimentazione automatica se devi scansionare più documenti con lo stesso formato (normalmente si tratta del formato A4)
    2. per evitare di rifare la scansione, ti suggerisco di sistemare correttamente il foglio e di fare attenzione al giusto verso da acquisire. Ultimo ma non ultimo, puoi impostare la risoluzione a 150 DPI per assicurarti un’ottima qualità del documento.
    3. un file a 150 DPI potrebbe pesare un po’ ma pertanto se stai scansionando un documento prevalentemente testo (come ad esempio un brief o un contratto), ti conviene attivare la modalità testo. In questo modo otterrai grande qualità senza appesantire il documento.

    Qualche consiglio extra

    Quando stai per scansionare, ti verrà sempre richiesto come rinominare il file e dove salvarlo. Se come una buona parte degli  smartworker hai il computer pieno di file e di hard disk (anche virtuali), ti conviene prestare la massima attenzione alla destinazione della scansione. Il consiglio in più è quello di salvare il file in una cartella nel cloud, magari già condivisa con i colleghi in maniera tale da evitare anche l’invio di una email con relativo allegato. Essere uno smart worker significa anche lavorare in maniera smart. O pensavi di inviare un fax?
    Volendo, con la Epson ET 4700 potresti, però…dai 😉

    Il format “Tre consigli” è stato realizzato in collaborazione con Epson. Da mesi utilizzo con soddisfazione la Epson ET 4700 in abbinamento all’applicazione Epson iPrint e al software Epson Scan Utility. Queste applicazioni mi permettono di scansionare (e stampare) usando il mio smartphone e il mio laptop. 

  • Come scansionare in mobilità

    Ciao! questa volta ho preparato 3 consigli per stampare e scansionare in mobilità. La rubrica si chiama “Tre consigli per content creators” ma di fatto sono per tutti ;-). Devi sapere che stampare (responsabilmente) è sempre stata una operazione slow, per stampare avevi bisogno di un computer, di una stampante (magari collegata via cavo) e di un file rigorosamente collocato sull’ hard disk. Oggi è ormai normale usare sistemi più smart e orientati alla mobilità che possono semplificare e velocizzare il processo sia in casa, in ufficio e quando sei fuorisede 

    Per prima cosa ti serve una stampante, magari con scanner e ovviamente una applicazione.

    Poi ti serve un servizio di storage sul cloud (Dropbox, Google Drive, Boxnet): se hai a cuore la sicurezza, saprai che dovrai evitare password come “maga2020” o “pippo123” 😉
    I servizi che ti ho citato sono freemium qui non è necessario dover pagare (a meno che tu non abbia bisogno di stoccare una grande quantità di dati).

    L’applicazione ti permette di collegarti sia alla stampante che al tuo servizio cloud preferito e di richiamare i file che ti servono.

    Potresti stampare un media kit o una fattura! Fatto sta che non avrai bisogno di accendere il computer e di collegarlo alla stampante. Per quanto riguarda la scansione, è ancora più facile. Il vantaggio principale è anche qui, quello di salvare un documento direttamente nel cloud partendo dalla sua origine cartacea. Ultimo ma non ultimo, il servizio email printing che permette di stampare anche al di là della vicinanza alla stampante sfruttando invece i server di posta.

    Il format “Tre consigli” è stato realizzato in collaborazione con Epson. Da mesi utilizzo con soddisfazione la Epson ET 4700 in abbinamento all’applicazione Epson iPrint. Questa applicazione mi permette di stampare e scansionare usando il mio smartphone.

  • Stampare smart: 3a puntata

    Eccoci al terzo appuntamento con le nostre lezioni di smart working e smart printing powered by Epson!

    Oggi vi parlerò della produzione e della stampa dei preventivi e delle fatture 

    Con l’avvento della fatturazione elettronica si è progressivamente passati ad una dematerializzazione dei preventivi e delle fatture.
    Ricordo infatti che la fattura elettronica prevede l’utilizzo di codici specifici che permettono di far pervenire la fattura non solo al destinatario, ma anche all’Agenzia delle Entrate mediante il sistema di interscambio (sdi). Non c’è più carta: solo byte.

    Conseguentemente, molti di noi hanno di fatto, smesso di stampare le fatture organizzandole solo in maniera digitale. Con vantaggi e svantaggi del caso.


    Per altri, invece, stampare una fattura diventa un obbligo per via della necessità di apporre la marca da bollo.
    La normativa è in questo periodo di legge di bilancio sottoposta a dibattito.
    Per ulteriori approfondimenti sul tema, suggerisco quindi di leggere questo articolo:
    https://www.agendadigitale.eu/documenti/fatturazione-elettronica/imposta-di-bollo-nelle-fatture-la-guida-per-tutte-le-situazioni/

    Al di là degli obblighi di legge, il tema della conservazione e della stampa è un tema di costante attualità.

    La necessità di archiviare in formato tradizionale le fatture è una esigenza comune. Soprattutto da coloro che non hanno l’obbligo di procedere con l’invio della documentazione al sistema di interscambio. Il fatto che il tema sia “caldo” ci viene confermato da Google trends con la dicitura “conservazione fatture elettroniche”

    Come potete vedere la ricerca del termine è sempre attiva e proprio in questo ultimo periodo ha subito una impennata.
    Se invece andiamo a cercare “stampa di fatture elettroniche” la curva ha delle vere e proprie “fiammate” a metà mese, ossia quando è tempo di pagare l’iva e altre scadenze fiscali come gli F24 per le ritenute dei collaboratori.

    Il mio suggerimento è quello di conservare una copia cartacea delle fatture.
    Infatti il salvataggio dei file è una operazione apparentemente banale e proprio per questo spesso non viene fatta bene.
    La scelta della nomenclatura dei file, la tassonomia delle cartelle dove devono essere conservati i file e non ultimo la loro politica di salvataggio e di backup:
    si tratta di azioni che spesso non hanno policy chiare e stabili e spesso sono più lasciate al buon cuore del lavoratore che a prassi consolidate. Queste andrebbero impostate, comunicate e seguite sia se si lavora da soli (fosse altro per rapportarsi al meglio con il commercialista o con un collaboratore) che in una società.
    Nella mia esperienza è capitato di vedere fatture che non si trovavano, archivi persi per mancanza di backup e ritardi nella ricerca dovuti a nomi errati dei file.
    Insomma una perdita di tempo incredibile che porta inefficienza e comunica disorganizzazione. Cosa che viene percepita dai nostri clienti e fornitori e non è mai positiva.

    L’archiviazione delle fatture cartacee invece ha logiche più semplici, basta un raccoglitore, dei fogli forati trasparenti e uno spazio dove stoccarli. In base al volume del vostro business potrete optare per un raccoglitore per anno o per semestre. Vi auguro di averne uno anche per ogni mese!

    Per meglio facilitare le opzioni di stampa partiamo dal supporto.
    Le fatture possono essere realizzate con software dedicati come Fattureincloud, Zucchetti o Aruba. Il mercato è comunque ricco di alternative, mi sono limitato a segnalare alcuni dei più noti. 

    Altra possibilità è quella di usare soluzioni più basic come word o excel (ovviamente cito i sistemi di Office ma uguale discorso si può fare per la suite di Google Drive o di Apple).

    Mentre i software di fatturazione hanno già delle impostazioni predefinite per ottenere facilmente pdf o stampe già impaginate, i modelli di office, Apple o google drive richiedono qualche accorgimento ad hoc.

    Vediamo i principali


    1) verificate il formato: orizzontale o verticale? 

    2) Potete stampare sia il foglio così come lo visualizzate, oppure selezionare delle celle specifiche

    3) Verificate il formato della carta. Nella stragrande maggioranza dei casi il formato è a4, tuttavia se optate per qualche modello precompilato, potreste trovare di default altri formati e dover quindi rimettere mano alla stampa.

    4) Potete anche adattare il documento ad una sola pagina, questa funzione è utile se la fattura dovesse avere diciture lunghe ma non abbastanza da giustificare una nuova pagina che risulterebbe praticamente bianca se non per una riga. E’ davvero sgradevole stampare un documento e ritrovarsi una pagina su due praticamente vuota.

    5) per lanciare le stampa potete usare i sistemi nativi del vostro computer, tuttavia vi suggerisco caldamente di usare i software forniti da Epson optando per la stampa da pc/mac o attraverso l’applicazione Epson iprint per smartphone.Queste applicazioni sono già preconfigurate per la vostra stampante e garantiscono un controllo maggiore in fase di stampa.
    Avrete infatti la possibilità di selezionare oltre al formato anche la tipologia di supporto, il layout, la qualità (impostate sempre standard se non dovete inviare la copia cartacea ma dovete solo conservarla) e il colore. Se nella vostra fattura compaiono loghi aziendali colorati, potreste valutare la stampa in bianco e nero per risparmiare il colore. La Epson Ecotank ET4700 per esempio vi indica la quantità di colore e di nero disponibile.
    Una funzione che trovo molto utile è l’aggiunta di stampa della data. In questo modo posso sapere non tanto a quando risale il documento prodotto, quanto quando è stato stampato. Questa è una funzione killer per evitare di fare confusione con contratti e altri documenti ufficiali.


    In conclusione ricordatevi di tenere una copia cartacea dei vostri documenti più importantI.
    Fanno da backup e possono essere richiamati più velocemente, in particolare quando i documenti devono essere consultati da più persone e nel tempo.
    Cosa, questa, pressoché normale in una piccola media azienda.


    Buona stampa….smart!

  • Stampate responsabilmente!

    Veniamo al secondo appuntamento con le nostre lezioni di smart working e smart printing powered by Epson!

    Oggi vi parlerò delle stampa delle presentazioni lavorative e dei progetti.

    Ma prima, vi faccio una raccomandazione: stampate responsabilmente!
    Ci siamo abituati a mandare email senza rileggerle, a mandare pesanti allegati di posta e a considerare le nostre risorse informatiche illimitate.
    E invece è importante abituarci a considerarle limitate esattamente come lo possono essere le risorse naturali.

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    Quindi sì alla stampa dei documenti ma evitando gli sprechi. 

    Ecco qualche trucchetto per stampare in maniera più efficiente, in particolare le presentazioni che spesso vivono su sfondi colorati e contengono immagini.

    1. Controllate sempre la quantità di inchiostro. I software di gestione delle stampanti più recenti della Epson lo prevedono.
      Per esempio sulla mia Epson EcoTank ET 4700 posso controllare il livello di inchiostro sia usando l’utility dedicata per il sistema operativo (nel mio caso Apple) ma anche l’applicazione mobile dedicata (Epson iPrint). In questo caso sarete sicuri di avere abbastanza inchiostro per stampare tutto il documento. Non piace a nessuno stampare un documento che spesso serve subito e scoprire che non si può stampare!
    2. Datevi un target di stampa. Ponetevi dei limiti. Per me è un incentivo a rileggere una volta in più un documento prima di mandarlo in stampa.  La Epson Ecotank ET 4700 permette conteggiare le stampe eseguite differenziando fra bianco e nero e colori.
      Trovate questa informazione all’interno del menu.
      L’azienda comunica che con un solo set di inchiostri è possibile stampare fino a 4.500 pagine in bianco e nero e fino a 7.500 a colori. 
    1. Privilegiate la soluzione EcoTank. Se state pensando di comprare una nuova stampante, la soluzione EcoTank permette di usare dei serbatoi che si possono ricaricare, facendo anche il bene dell’ambiente. Se state stampando una presentazione per una revisione (cosa che vi suggerisco di fare per prendere appunti e per studiarla al meglio) potete decidere di stampare più slide nella stessa pagina.
      Ridurrete  così la quantità di carta e di inchiostro senza perdere efficienza nel risultato finale.
    2. Sia per la stampa di prova che per quella finale, potete stampare usando l’applicazione e il software dedicato di Epson oppure Apple Airprint. Verificate sempre la compatibilità e disponibilità dei software sulla pagina dedicata https://www.epson.it/support?productID=23004#drivers
    3. Avete controllato la presentazione? Avete fatto le ultime correzioni a schermo? Se la risposta è sì, siete pronti per stampare. Potete fare una ultima cosa: potete decidere di stampare manualmente fronte retro. In questo modo dimezzerete la quantità di carta necessaria. Un piccolo accorgimento: accertatevi di avere una carta con una buona grammatura (almeno 100gr). Se vi state chiedendo come stampare fronte retro, il mio suggerimento è quello di cominciare a stampare solo le pagine dispari (è una opzione che avete a disposizione nel momento in cui state per stampare) per cominciare dalla pagina 1.
      A stampa effettuata, potete capovolgere la pila di fogli e procedere alla stampa delle pagine solo pari. 
    4. Stampate almeno una seconda copia della presentazione e lasciatela ai vostri clienti o prospect. E’ un gesto di premura e può essere utile per fissare alcuni concetti chiave da subito. Ci sono diverse scuole di pensiero al riguardo ma resto dell’idea che lasciare della documentazione sia il segnale di un lavoro fatto bene e non improvvisato. 
    5. Ah vi ricordate la stampa della presentazione di prova? Non buttatela perché potrà tornare utile per la lettura delle note. Infatti sia che usiate una copia stampata per voi sia che decidiate di condividerla a schermo, le note non saranno comunque visibili. Averle sottomano potrà risultare utile per condividere immediatamente dati o altre informazioni di dettaglio utili durante la presentazione.

    Buona stampa….smart!

  • TTG Manifesto di Parole Ostili

    Si parla di Parole Ostili al TTG di Rimini e dopo mesi si torna sul palco

    https://www.ttgexpo.it/eventi/programma/seminari-e-convegni/e16155802/il-manifesto-della-comunicazione-non-ostile-le-parole-hanno-un-peso-e-un-valore.-anche-per-il-tuo-business.html?utm_source=RELATORI&utm_campaign=c7dc2d9a23-EMAIL_CAMPAIGN_2020_04_20_09_57_COPY_01&utm_medium=email&utm_term=0_807820aa18-c7dc2d9a23-225629024

  • Instagram è per le community o per i creators

    Si parla di Instagram, di community e di creators.
    E lo si fa con Giovanni Boccia Artieri.
    Fossi in voi, parteciperei 😉

  • La lista della spesa dello smart worker

    Quanti di voi lavorano in smart working? O in remote working? Per scelta o per le necessità del periodo? E cosa serve per lavorare in smart working?

    In questo post vi darò qualche dritta sullo smart working. Vi parlerò di come impostare un home office a regola d’arte con un corretto flusso di lavoro concentrandomi su quello che per me è indispensabile

    Entriamo subito in partita!

    La prima cosa da sapere è che lavorare (o studiare) in un home office non significa isolarsi, anzi il livello di connessione con gli altri aumenta. Che si tratti di colleghi in ufficio o di colleghi anche loro in smart working. Oppure di clienti o ancora di fornitori…il discorso non cambia. Quindi giusto per approcciare correttamente l’argomento, dimenticatevi pigiami e camicie di flanella. Siete professionisti che lavorano in parte anche con la propria immagine. Quindi sì alla camicia e alla giacca oppure ad un maglione con colori sobri. Ovviamente non importa che siate stageur o amministratori delegati. Siete di fatto “esonerati” dall’uso delle vostre derby shoes o monk shoes (o dei tacchi) ma dovete entrare nell’ottica che il lavoro contempla anche una parte formale che come va gestita in ufficio va quanto meno interpretata  a casa..

    Poi servono strumenti perché potete anche essere i più grandi e affermati manager (anche qui non importa che siate junior o senior) ma come ogni lavoratore anche voi avete bisogno dei “ferri del mestiere”.

    Ecco una lista direi abbastanza esaustiva di quello che vi serve per essere super efficienti e per essere più produttivi. Gli oggetti non sono in ordine di importanza, semplicemente perché sono tutti ugualmente importanti.

    Partiamo dall’ovvio: vi serve un computer e una connessione di rete. Più il computer e la rete sono potenti meglio è. Questo per una semplice ragione: home office nel 2020 significa video chiamate, webinar, corsi on line. attività che richiedono memoria del computer e ampiezza di banda.

    Poi vi serve un hard disk: la quantità di dati che si genera con i video o con slide sempre più ricche di immagini è davvero notevole. Prendete un hard disk possibilmente SSD (cioè con disco allo stato solido e non un hard disk meccanico) che garantisce maggiore velocità nel trasferimento dei dati. Che dimensioni? Dipende dalle vostre esigenze, vi suggerisco il taglio da 2TB, costa un po’ ma sono soldi ben spesi.

    Una sedia da ufficio vi cambierà la giornata. La vostra bella sedia del salotto o della cucina non è progettata per farvi stare comodi davanti ad una tastiera per 8 ore (quando va bene). Una sedia da ufficio sì. Perché? Perché una sedia che si rispetti ha i braccioli per alleggerire la tensione sulle spalle, è regolabile in altezza, ha un cuscino che non vi fa affondare e lo schienale prevede spesso un rinforzo nella zona lombare per alleggerire il carico sulla schiena.

    A proposito, ricordate di fare comunque una pausa ogni ora! 

    Una webcam diventa fondamentale per le videocall. Molti computer ne sono già dotati, ma se cercate alta qualità e immagini definite meglio, prendete una webcam dedicata. Direi indispensabile se partecipate spesso alle videocall e avete di frequente la parola.

    Un microfono: vale lo stesso discorso della webcam, il vostro computer probabilmente ne è già fornito ma la qualità è tendenzialmente bassa, anche quando avete un computer di un marchio blasonato. Forse la situazione cambierà in un paio di anni quando arriveranno prodotti più adatti al tempo che cambia.
    Per ora, per rendere la vostra comunicazione più chiara e più incisiva è preferibile usare un microfono esterno. Ci sono decine di marchi e ci sono opzioni per tutte le tasche

    Cuffie: indispensabili per concentrarsi ma anche per non disturbare altre persone vicine a voi durante una videocall. Siete a casa da soli? Beh vale lo stesso discorso. Ricordate che durante le videochiamate il volume della nostra voce viene istintivamente aumentato.
    Consiglio di usare una cuffia con microfono integrato. Anche qui ce ne sono per tutti i gusti e le tasche, c’è solo da trovare il mix migliore per le proprie esigenze.

    Una luce/faretto può essere molto utile durante le conference call. Lo standard è dato dalle luci a led che possono essere dimmerate per erogare una luce più calda o fredda, a seconda delle condizioni di luce. La luce evita di far sembrare i nostri collegamenti delle sessioni dall’oltretomba (e noi degli zombie)  e ha il vantaggio di appianare le imperfezioni della pelle e di rendere più luminosi i nostri occhi. In pratica rende la nostra performance migliore. 

    Block note magnetico. Ovviamente potete usare anche un normale block note con penna ma volevo condividere la grande utilità e comodità del block note magnetico che potete comprare anche on line per pochi euro.  Potete attaccarlo su una superficie metallica o usarlo con un a base rigida. Basta avere un pennarello e potrete appuntare scadenze immediate e/o riportare la vostra to-do-list.
    Cancellare una voce ripulendo una parte del foglio rende il tutto una vera e propria goduria.



    Una stampante: sto usando una Epson Ecotank ET-4700 che integra anche uno scanner.

    Si tratta di un multifunzione compatto che non occupa troppo spazio sulla scrivania, governabile via display integrato, collegato in wifi con tutti i miei device e, novità, si tratta di un multifunzione senza cartucce!

    La connessione wifi per me è un must essenziale perché sono abituato a lavorare con un portatile e può capitare che non lavori nello stesso posto. Per non isolarmi la sera porto il computer in soggiorno per restare con mia moglie e magari ne approfitto per fare ordine fra i file che inevitabilmente vanno ad accumularsi durante le ore frenetiche di lavoro.

    E poi stampa senza cartucce: nella confezione sono disponibili 4 flaconi con cui riempire i serbatoi e stampare fino a 7500 pagine a colori e 4500 in bianco e nero. Questo per le mie abitudini di stampa, significa che non avrò bisogno di inchiostro per i prossimi 2 anni circa. L’azienda dichiara che l’inchiostro contenuto nei flaconi corrisponde a quello di 72 cartucce, il che ovviamente si traduce in una riduzione sensibile dei rifiuti in plastica e i flaconi, cosa molto interessante, non vanno conferiti in piazzola come le cartucce, ma basta lavarli e smaltirli normalmente nella plastica. Non è un vantaggio strepitoso?

    Ma perché è importante una stampante, oggi che si sente continuamente dire di stampare solo quando realmente serve o si leggono spesso inviti a non stampare affatto?

    Le ragioni per cui la stampante oggi è uno strumento importante anche per chi lavora in smart working sono diverse e ve le illustrerò in una serie di post che seguiranno nei prossimi mesi.

    E VOI COSA USATE NEL VOSTRO STUDIO?

    L’elenco di strumenti che utilizzo in smart working, come immaginerete, non è completo. Ci sono infatti almeno altri 4 o 5 device che potrebbero essere inseriti in questa lista ma pur considerandoli utili, non li considero indispensabili.
    Se ci sono altri oggetti per voi fondamentali, scrivetemi su Instagram per continuare la discussione. 

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    I’m an Epson ambassador!

    Inizia oggi una collaborazione continuativa con Epson Italia.

    Dopo i video realizzati appositamente per i canali dell’azienda, questa volta vi racconterò quello che ho imparato in questi anni sul lavoro a distanza. Alcuni di questi consigli sono validi anche per gli studenti ma il post è pensato innanzitutto per i lavoratori cosiddetti “colletti bianchi”Avendo fatto il freelance per 10 anni e avendo fondato una società benefit, ho messo la mobilità e l’attenzione all’ambiente al primo posto. Da ogni punto di vista: dagli obiettivi di business alle metodologie organizzative fino alla scelta dei collaboratori e dei clienti.

    La prima regola della mia società è che l’organizzazione del lavoro è fondata sugli obiettivi che ci siamo dati come team, non sul numero di ore passate davanti allo schermo.
    Passare tante ore davanti ad un monitor e poi essere non produttivi è inutile perché togliamo tempo ai nostri hobby (e alle nostre famiglie soprattutto).

  • L’arte di sedersi

    Con il Covid molti di noi hanno cominciato o ricominciato a lavorare da casa.

    Ovviamente questo ha richiesto una grande capacità di adattamento sia fisico che mentale. Anche per riorganizzarci. In questi mesi abbiamo ricavato spazi ufficio da camere da letto, soggiorni o stanze dei bambini.
    Abbiamo anche portato dall’ufficio o acquistato ex novo attrezzature per lavorare meglio: mouse, schermi aggiuntivi, scrivanie e sedie.
    E’ proprio su questo ultimo punto che vorrei concentrare la vostra attenzione.

    Io per primo, infatti, ho sottovalutato l’importanza di una corretta seduta, usando sedie pensate per un pranzo, non certamente per rimanere seduti (più o meno ininterrottamente) per 8 ore (quando va bene).

    Quali sono le caratteristiche più importanti di una sedia, almeno in base alla mia esperienza?

    1. deve essere regolabile in altezza. Così posso adeguarla all’altezza del piano di lavoro e allo schermo
    2. deve avere i braccioli: possono scaricare la tensione delle spalle mentre sono al telefono o sto leggendo un documento.
    3. deve avere le ruote: specialmente se la scrivania è appoggiata ad un muro (cosa molto frequente nelle case inclusa la mia) trovo utilissime le ruote per poter stendere la gambe allontanando la sedia dalla scrivania
    4. deve avere uno schienale regolabile per il supporto lombare e possibilmente traspirante.
    5. il cuscino deve essere morbido ma non troppo. Un supporto troppo rigido alla lunga darebbe fastidio. Impensabile sprofondare in un cuscino, è pur sempre una sedia per lavorare e non per guardare l’ultima serie TV appena uscita.
    6. ultimo ma non ultimo deve essere bella. La bellezza negli uffici è un fattore che per molto tempo è stato ignorato. Ma dovendo inserire una sedia in un appartamento, l’elemento estetico è importante almeno tanto quanto quello funzionale.

    In questi mesi mi sono messo alla ricerca di sedie che potessero fare al caso (cioè che avessero i requisiti citati sopra) e sono partito dai social.
    Ho consultato avidamente Instagram e Youtube e ho trovato contenuti realizzati unicamente negli Stati Uniti.
    Le conclusioni a cui sono arrivato sono che si parla prevalentemente di tre prodotti:
    1) la sedia Herman Miller: una azienda famosa che produce sedie molto care e che possono essere considerate dei pezzi di design

    2) le sedie Ikea. Più in generale va detto che Ikea ha direttamente (o indirettamente) spinto le sue soluzioni più famose per l’home office. Troverete tantissimi video di youtuber che celebrano il piano di lavoro, la cassettiera Ikea e la sedia Markus.

    3) una azienda ha promosso il proprio prodotto di punta e una buona parte degli Youtuber hanno parlato di questo prodotto. Mi riferisco alla Autonomous Ergo Chair 2 (https://youtu.be/q35tPEphLFE).

    E qui in Italia?
    Da un punto di vista della qualità, non abbiamo da imparare niente da nessuno. Dal punto di vista della comunicazione, la sensazione è che molte aziende non abbiano compreso il momento storico e non abbiano innanzitutto convertito alcune serie adattandole ad un contesto home office. Inoltre (consideriamola una conseguenza) non è stato fatto alcun tipo di comunicazione.
    Per questo non posso che apprezzare quanto fatto da Las Mobili, azienda di Tortoreto che durante il covid ha compreso l’importanza della comunicazione e ha organizzato dei webinar ad uso e consumo dei propri partner e clienti.
    Ho lavorato per loro come formatore e proprio in questo momento vi sto scrivendo dalla mia postazione fissa, seduto su una delle loro sedie.
    Il modello in questione si chiama Cast, bianca e grigia. Questa seduta risponde a tutti i criteri che ho riportato sopra.
    La sedia (disclaimer mi è stata inviata dall’azienda) arriva in una scatola relativamente piccola.
    Infatti la sedia deve essere montata: l’assemblaggio prevede il montaggio lo schienale, le ruote e il pistone che deve essere ricoperto dalla sua colonna di plastica.

    Eccovi una guida per montare e usare in 5 mosse la sedia Cast di Las Mobili



  • Cosa uso per fare i video?

    I video diventano sempre più importanti e saperli realizzare è ormai fondamentale.
    Per video non intendo i blockbuster di Hollywood ma quelle sequenze di video pensati ad uso e consumo dei social network.
    Youtube in primis ma anche e sempre di più Instagram con Reels
    Ad ogni modo anche se dobbiamo registrare una singola sequenza, è fondamentale farlo bene.
    Realizzare un video richiede due macrotipologie di competenze.

    1. professionali
    2. strumentali

    Le competenze così riportate sono rigorosamente in ordine gerarchico visto che anche avendo le migliori attrezzature sul mercato (punto due), non avrete la garanzia di un ottimo risultato se non sviluppando adeguate competenze professionali (incluso anche il saper utilizzare gli strumenti).

    Per non complicarci la vita affrontiamo il punto due e parliamo di mezzi (almeno quelli che uso io) tralasciando o rimandando il punto uno ad un post dedicato.


    Riprese

    Per le riprese ho due diversi tipi di setup.
    Se devo tenere un webinar, utilizzo screen capture pro di Movavi per registrarmi il video (uso un Macbook Air del 2019 al quale ho agganciato un monitor esterno wide della LG). Al monitor ho abbinato una Logitech Streamcam e un microfono Blu Yeti che ho assicurato ad una asta della Neewer.
    Se i video sono realizzati da me, uso Google Meet. Avendo più committenti ho utilizzato almeno una volta i principali software per webinar e video conferenze.

    Se invece devo registrare un video uso la mia macchina fotografica (una Leica Q che ha un’ottica fissa 28mm e alla quale ho impostato la messa a fuoco continua – AFC) con un microfono dotato di registratore della Tascam.
    La scelta di un microfono/registratore è dettata dalla necessità (la Leica Q non ha l’ingresso per il microfono) ma quello che consideravo un handicap si è rivelato essere un punto di forza.
    Infatti un audio perfetto è la vera arma segreta di un video e un apparecchio dedicato alla registrazione di suoni e soprattutto voci ha un innegabile vantaggio competitivo.
    Certo questa soluzione complica la vita visto che dovete controllare non uno ma due dispositivi (memoria, carica della batteria, etc..) e soprattutto dovrete sincronizzare i due file (audio e video). Vi posso però assicurare che il risultato è strabiliante.
    Ho da poco fatto l’upgrade della Gopro (dalla 4 sono passato alla 8 Hero) e sicuramente farò qualche prova usandola sia come webcam (una funzione che è stata introdotta anche su alcuni modelli di Fuji, Canon e Sony) sia come videocamera per la registrazione.
    Quasi certamente farò un test sia usando il microfono già incluso nella Gopro sia un Rode VideoMicro che ho preso tempo fa. Quest’ultimo scenario è quello più plausibile visto che il microfono della Gopro pur essendo stato migliorato nel tempo, non è stato pensato per registrazioni di lezioni ma per la registrazione di suoni ambientali. La stessa Gopro ci aiuta indicandoci i microfoni compatibili con la versione di action cam in nostro possesso.
    Per poterlo usare però devo acquistare il modulo aggiuntivo (Media Mod) che permette l’ingresso di microfoni esterni.
    La Gopro 8 hero infatti non ha l’ingresso per i microfoni. A dirla tutta è così dalla Hero4. Con il Media mod oltre a garantire l’accesso con il jack, viene già montato un microfono direzionale che riduce il rumore del vento e dell’ambiente.
    Questo la dice lunga sull’efficacia del microfono nativo della Gopro 😉

    Questa soluzione (con o senza microfono esterno) può essere l’ideale per registrazioni e vlog che devo montare rapidamente e dove l’attenzione all’audio non è fondamentale. Si può sempre fare ricorso alla voce fuoricampo.

    Completa la mia dotazione un paio di luci prese su Amazon. Si tratta di led della Neewer che monto su due treppiedi inclusi nel pacchetto.

    Quando devo fare dei webinar invece uso la LumeCube 2.0 che pesa poco, è portatile e può essere usata con dei filtri che permettono di addolcire (softener) il potente fascio di luce che emette. Questa luce è anche waterproof e può essere abbinata alla Gopro (sempre mediante l’uso del già citato Media Mod).

    Ecco la mia postazione per lo smartworking. Sopra è molto ordinata. Sotto è un vero casino!

    Conclusioni
    Queste configurazioni sono il risultato di un mio percorso ed è il frutto di diversi esperimenti provati in precedenza.
    Si può migliorare qualcosa? Non saprei. Immagino che la scelta di sincronizzare due file sia una complessità che può risultare insormontabile, specialmente se il vostro software di montaggio è di quelli basic.
    Io per scelta cerco di usare ogni volta che posso, Adobe Premiere. Invece per quelli pensati esclusivamente per i social, uso Adobe Rush. Per quelli “on the go” invece mi affido all’editor di Instagram Reels.
    In questo caso registro i video non solo con la gopro ma con il Google Pixel 4 che ormai ha sostituito al 100% il mio iPhoneX.
    Anche se ammetto che Airdrop per il passaggio dei file da Apple ad iPhone è una manna.
    Ma questa è un’altra storia.

    Disclaimer
    ho inserito dei link con sistema di affiliation.

    Nota
    non è un testo sponsorizzato, i prodotti inseriti sono stati acquistati o sono il risultato di collaborazione non legate a questo post.



  • Il set up perfetto per i viaggi

    il titolo può trarre in inganno in quanto non esistono setup perfetti. ma vi racconterò il mio.
    Innanzitutto partiamo dalla dotazione che come sempre è soggettiva
    diciamo che è assai probabile che molti di voi abbiano uno smartphone.
    ad oggi gli ingressi sono:
    Usb C/thunderbolt
    lighting (iPhone)
    usb micro
    ma dobbiamo anche aggiungere la ricarica wireless

    Quindi vi tornerà utile
    un cavo
    un alimentatore
    un powerbank
    una piattaforma per il caricamento wireless

    inoltre potreste avere con voi uno computer portatile o un tablet.
    Se avete un tablet: è come avere uno smartphone ma più grande e con maggiore richiesta di energia.
    Se invece avete un computer potreste avere un computer “tradizionale” con suo alimentatore oppure un ultrabook (non importa se chromebook, macbook o windows), è molto probabile che tutte e tre siano comunque alimentati attraverso un cavo Usb C/thunderbolt

    Nota: i due cavi sono uguali in apparenza ma diversi nella velocità di trasmissione. Il cavo thunderbolt è molto più rapido e si riconosce dal disegno del lampo.

    Per non complicare troppo le cose, comunque vi racconterò il mio setup e cosa uso, si tratta di soluzioni abbastanza economiche che mi permettono di trovare un buon punto di incontro

    Ecco cosa ho con me
    iPhone X con caricamento lighting e wireless
    Pixel 4 con caricamento usbc e wireless
    Macbook retina 13 pollici 2019

    Come carico i dispositivi?
    – alimentatore con ingresso usb c e due usb tradizionali
    – un cavo usb 2 > usb micro
    – un cavo usb c > usb c
    – un adattatore micro usb – lighting
    – una piastra per il caricamento wireless

    inoltre porto con me
    una penna usb da 32mb
    un hard disk san disk allo stato solido da 1Tb
    un adattatore usb c > usb
    un powerbank con ingresso usb c usb e usb micro

    Sto provando questo set up e devo dire che mi ci trovo davvero bene.
    Infatti mi permette di avere più possibilità anche se in nessuno di questi casi avrei la possibilità di ricaricare contemporaneamente i tre dispositivi.
    Diciamo che se dovessi aggiungere la ricarica di uno smartwatch con un cavo e una ricarica potrei gestire il tutto tranquillamente.
    Aggiungo che in commercio esistono diverse piastre wireless, io anzichè usare una di quelle “blasonate” della belkin o quella prevista dal pixel 4 (bellissima ma resta a casa perchè ingombrante), sto usando una piastra che ho ricevuto in regalo per un barcamp a cui ho partecipato come speaker. Ma la ricarica è ancora troppo lenfa.

    Note
    ho un Apple Watch di prima generazione, bellissimo ma la batteria tende a durare un po’ poco, ho anche un Fitbit Versa (vedi post) e tendo ad utilizzarlo ma sempre più spesso privilegio il mio Garmin Fenix 3. Anche il Fenix 3 è vecchiotto ma finchè dura lo tengo!
    Questo è infatti l’orologio che utilizzo anche durante i miei allenamenti e ha un look che non sfigura se porto l’abito.
    L’orologio ha un cinturino nero, ovviamente potreste essere anche più “creativi” e cambiarlo con qualcosa di più colorato. Non avete che l’imbarazzo della scelta.
    Il caricamento del fenix 3 avviene attraverso una piastra. L’azienda con l’orologio fornisce anche il caricatore con piastra e cavo.
    su Amazon potete invece trovare il caricatore a cui si può collegare un cavo usb di vostra proprietà.

    In caso di trasferta in un paese che ha un voltaggio differente, posso usare gli adattatori forniti con il mio trasformatore. In questo modo posso evitare di portare con me l’adattatore da viaggio e ridurre il peso.

    Non ho inserito le cuffie, ho sia le Pixel Buds che delle cuffie over ear. Per correre invece uso le Aftershokz

    Le over ear per mio scrupolo le porto solo se viaggio da solo e le metto in un contenitore per trasportarle al meglio

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