barenaveneziaIn occasione  della Biennale 2015 ho avuto modo di incontrare Francesca Zara di Barena.
Il contesto: #artbiennaleinstameet organizzato da Venezia da vivere e Igersvenezia: non potevo mancare!

Barena è una azienda che mi piace moltissimo e che seguo da tempo.

Cosa mi piace? Per cominciare la loro etichetta gialla. Non chiedetemi il perché. E’ così e basta!

L’azienda è una azienda nata 20 anni fa e ha come punto di riferimento la tradizione veneta. Il nome Barena, tanto per cominciare, significa laguna e identifica nella sua essenza l’ecosistema in cui vivevano i veneziani.

I veneziani di allora cacciavano e pescavano nello stesso luogo e per farlo avevano bisogno di abiti comodi ma che proteggessero dalle intemperie.
Oggi Barena è una azienda che sembra più famosa all’estero che in Italia. La rivista Monocle ha dedicato intere pagine a questa azienda con la sua collezione che se fossi un inglese definirei  “so minimal, so Italian”.

Ci dice Francesca che i tessuti sono prevalentemente delle lane mischiate a lino con l’intento di impreziosirle.

D’estate invece è il lino ad essere protagonista della collezione per l’uomo (ma anche per quello della donna)

Il volto di Francesca però si illumina quando parliamo di Jersey. Francesca ci dice che a Barena piace molto il jersey e che lo utilizzano spessissimo.

Un po’ per provocarla, un po’ perché non lo sapevo, le dico che alcune aziende propongono le camicie in jersey come indumenti da viaggio.

E poi rincaro la dose dicendo che mi piacciono molto i loro cappotti che io non esito a definire quasi in lana cotta (il quasi è perché non volevo fare la figura dell’ingenuo).

E infatti Francesca mi lascia finire la frase per poi dirmi che in tanti pensano che si tratti di lana cotta quando invece si parla di jersey.

Faccio una domanda sugli accessori, ovviamente punto a capire come siamo messi a zaini e borsoni. Il mio chiodo fisso!

Mi sembra di capire malino ma con riserva.

Zaini e borsoni per il momento non rientrano nei loro progetti.
Tolto un borsone da spiaggia destrutturato e una tote bag molto bella (ne vedete una porzione in foto che per l’occasione è stata personalizzata), non ci sono moltissimi articoli.

Altra storia è quella di guanti e sciarpe. Più in linea con il loro stile, più indicati al loro messaggio.

Visto che la questione zaini è archiviata ritorno con una domanda sui materiali: va bene abbiamo capito che lana, cotone e lino vi piacciono. Ma la pelle?

Anche qui incasso un bel “no”: Barena non lavora la pelle. Conseguentemente per fare un bel prodotto dovrebbero attingere a risorse e competenze che non hanno.
Risultato: almeno per ora scordiamoci prodotti Barena in pelle.
E fanno bene.
Francesca rincara la dose: sarebbero non competitivi e  vogliono mantenere i prezzi accessibili.
Ok, come dagli torto?
Info del giorno: vi ricordate il mio post sul tabarro? Ecco, i produttori sono sempre loro.
Insomma Barena rientra di diritto fra le aziende maggiormente legate al territorio e alle sue tradizioni.
Ma con un forte orientamento al mercato estero.

Avete capito perché mi piacciono così tanto?

francescazaraelorenzocinotti
Francesca Zara di Barena che posa per Lorenzo Cinotti di Venezia da Vivere

 

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