correre a ponzaCorrere è sempre una esperienza straordinaria e più il terreno è vario più è divertente.

Questa volta vi parlerò di Ponza.

Sul mio profilo instagram (www.instagram.com/oraziospoto) potrete trovare le immagini più salienti di un weekend ricco di emozioni iniziato a Terracina e che si è concluso con un viaggio in traghetto alle 5 di mattina di lunedì da Ponza.

Anzi, scrivo questo post proprio dal traghetto mentre sono momentaneamente disconnesso da tutto.

Ponza è una piccola isola, il suo periplo è di 8km e non è particolarmente urbanizzata.
Se togliamo l’area del porto, la zona è relativamente selvaggia: ci sono poche case e grazie al cielo non ho visto ecomostri.

Gli hotel presenti, per tutte le tasche e di ogni categoria sono integrati nel tessuto urbano. Non ho visto palazzoni anonimi.

Anzi, si tratta prevalentemente di edifici riconvertiti. Fra questi segnalo l’hotel Torre dei Borboni quello in cui per una sola notte, ho soggiornato.

Tornando alla corsa, i percorsi non sono facili: non esistono ciclabili che i runner possono utilizzare per i propri allenamenti ma quello non è un problema.
La circolazione stradale a Ponza non è poi così sostenuta.

Sono le salite ad essere interessanti.

Pur non essendoci grandi vette, il sali scendi sull’isola è una amara (ma divertente verità), vi ritroverete alle prese con dure salite (anche il 16/17% di pendenza) e inevitabilmente con discese spacca ginocchia.

Si tratta quindi di un terreno per la maggior parte dei runner ma non per tutti.
Per la salita ci vuole fiato, ma quello si può sempre tirare fuori con volontà e determinazione.
Per la discesa ci vuole tecnica. Il rischio è quello di farsi male alle articolazioni.

Una volta arrivati sulla sommità la vista è comunque impagabile e ripaga degli sforzi fatti.

Per il mio allenamento ho usato le Brooks Glycerine 12 (i percorsi trail erano relativamente pochi e comunque fattibili anche con scarpe nate per la corsa su strada), i pantaloni gore e una maglietta della Columbia con la nuova tecnologia Omni Freeze Degree. Mi soffermo un secondo su quest’ultima.

Si tratta di un tessuto sintetico, molto leggero e a rapidissima asciugatura che è anche micro traforato nei punti in cui la sudorazione è più elevata (schiena e ascelle).

Prima di arrivare ad un giudizio definitivo mi riservo di utilizzarla almeno una volta ancora per un lunghissimo ma sono rimasto colpito dal fatto che pur avendo fatto delle salite impegnative con circa 24 gradi ed essendo sudato, la maglietta sia rimasta asciutta.

La foto che vedete nella copertina del post l’ho scattata dopo 3km e dopo una bella salita.
Bene. Correre asciutti è importante, specialmente se il luogo in cui correte è battuto dal vento. Proprio come Ponza.

E a proposito di corsa e ponza, ho saputo che a ponza si corre una gara a tappe. Chissà potrei tornarci per testare al 100% quello che l’isola ha da offrire ad un corridore: salite, discese vertiginose, sole e vento.

Aggiornamento al 10 luglio 2015: dopo 420 gloriosi km, ho pensionato le glycerin 12

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