I negozi che ci piacciono: Kolby. Una realtà antisocial

i siti di e-commerce e i negozi presenti in tutte le città del mondo sono una grande comodità ma possono portare ad una massificazione del look che non sempre è cosa buona e giusta.
Per fortuna esistono negozi che ci permettono di acquistare prodotti particolari.
Uno di questi negozi è Kolby.
Presente a Roma dal 1978, ma con una storia alle spalle che vedremo fra poco, Kolby é uno di quei negozi che preferisce l’efficienza del vecchio modello di business ai nuovi paradigmi.
Loro non te lo dicono ma te lo fanno capire chiaramente. Funziona così: siamo qui, vieni tu, prova e  possibilmente compra.

Non credo che questa strategia permetterà grandi espansioni ma per i clienti affezionati come me è tutto sommato un valore.

Kolby vende abbigliamento per uomo con uno stile che è difficile incasellare: un po’ vintage americano ed europeo, un po’ minimale,  un po’ casual.
I capi sono per lo più vengono prodotti da loro o comunque in Italia.
Hanno varietà cromatiche ridotte: grigio, marrone, verde scuro, blu e amaranto ma sempre con tonalità intermedie che è difficile trovare in altri capi.

Questi sono realizzati prevalentemente con tessuti grezzi e con uno stile che definirei scazzato, fatto dunque da linee morbide e dal taglio normale (non slim come va di moda oggi per intenderci).
Questi capi li trovate in vetrina con il prezzo, scritto a mano, senza fronzoli e solo per alcuni prodotti troverete qualche riga in più.
Per esempio alcune camicie riportano il cartellino con la descrizione “tela ignorante”.
Si tratta di camicie in cotone con una trama spessa.
Questo permette loro di essere no-stiro in quanto il tessuto si asciuga senza stropicciarsi.
Eppure non lo dicono che è no-stiro!

Ma Kolby non è solo un negozio di abbigliamento, è un pezzo di storia recente per Roma che si sa, di storia ne ha tante da raccontare e non basterebbe una vita per conoscerle tutte.

Tutto ha inizio con Bellina Limentati, una giovane donna che viveva nel ghetto di Roma e che di mestiere faceva la sarta. La sua abilità, legata alla sua abilità di riutilizzare vecchi materiali come coperte e lenzuola per fare abiti le fece aprire il primo negozio in Galleria Colonna. Siamo nel 1922.
Dopo anni di prosperità in Italia arriva il fascismo e le leggi antirazziali che impediscono a Bellina di rimanere aperti.
La storia è ciclica, si sa, è quasi cinquanta anni dopo si ricomincia da dove si era partiti: riutilizzare vecchi materiali per fare nuovi abiti, è il caso dei paracaduti dismessi.
Siamo negli anni 60 e Alberto Sonnino, nipote di Bellina iniziò a lavorare nel negozio dei nonni fino a creare nel 1978 il negozio Kolby, questa volta in via Nazionale.
Più recentemente Daniele Sonnino ha aperto un nuovo negozio in via del Governo Vecchio che per la prima volta prevede anche una linea per la donna.

Hanno un sito internet ma non viene aggiornato da tempo e sui Social network al momento in cui scrivo sono introvabili.
L’unico modo per saperne di più è fare una ricerca on line e scoprire quello che altri hanno scritto di loro in rete. Poco ma sempre con parole di elogio.
Vista la crisi nera che attanaglia il mercato dell’abbigliamento in italia direi che la loro politica alla fine paga.
Quelle volte che riesco a passare per il loro negozio trovo sempre qualche cliente e sempre più spesso si tratta di turisti, mi sembra russi, magari attratti chissà dal passaparola.
Se non siete a Roma come si fa? Beh io ho risolto chiedendo a mia mamma di andarci al posto mio e usando facetime per farmi vedere i prodotti!

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